Aveva fallito in tutto; con le donne, con il lavoro, con la famiglia. Ogni cazzo di volta che aveva un obiettivo non lo raggiungeva. Sapeva far ridere, era ironico; sapeva anche voler bene, ma voleva essere qualcuno o forse di qualcuno. Il potenziale c’era, ma come molto spesso accade, le capacità necessarie per esprimerlo, erano pessime. La volontà. Ecco forse quello non era il suo forte. Difettava di giudizio, ma cercava di fare del suo meglio. Era anche capace di amare, ma probabilmente non era capace di farsi amare. Il suo egoismo a volte, prevaleva su tutto e tutti tranne che sulla sua voglia di vedere le cose con occhi ardenti, come brace; quella d’un camino dopo una notte passata a consumarsi, eppure ancora rovente. Li’, sotto il carbone che non ha sfumature.
I momenti “topici” li aveva trascorsi in solitudine, come un lupo che esce dal branco: poco feroce per stare con gli altri,ma abbastanza per sopravvivere. O forse troppo feroce per stare in un branco e capace di vivere. Era questo che gli piaceva pensare. Era libero, ma non tanto da voltare pagina. Troppo spesso si era fermato al punto, quando in realtà avrebbe voluto avere il coraggio di scrivere una propria storia. Passò del tempo prima di decidere. < Continuare a leggere o iniziare a scrivere?>. Poi decise; fu come morire e rinascere. Scelse con coraggio, un valore che in sostanza non gli era mai mancato, ma che era sopito, strozzato dalla mancanza di una indipendenza totale. Scelta folle per quell’età, per le sue situazione, per tutto ciò che avrebbe potuto incontrare; ma non se lo chiese mai ad alta voce. Si liberò di vincoli che aveva cercato nel passato,ma che lo asfissiavano: è così che si vedeva; una morbida e calda sciarpa al collo,ma troppo stretta; era uno strano sentore quello che avvertiva; era come quando da bambini si cercava la sensazione di apnea, dapprima nella vasca da bagno, poi nel mare; Li sei vincolato dalla necessità di respirare, ma cerchi quegli attimi di mancanza,assenza: chi la ricerca per attribuirle il valore vitale,in genere non scrive. Chi attribuisce valore a quegli istanti di panico, istanti di adrenalina , forse inizia a scrivere. Voler scendere sempre di più con quella sorta di incertezza per la risalita.
Iniziò. Voleva viaggiare. E lo fece. Si disegnò un piano,che volutamente non completò: capitolo primo (a)
Le grandi metropoli: ne era affascinato;ne era ossessionato; ne era innamorato. Voleva diventarne geloso,possessivo e custode al tempo stesso. Andare, ma viverla da provinciale, sentendone l’odore stantio, estrapolarne la fragranza; essere come certi artisti,che da una tela bianca,tirano fuori colori mai visti. Voleva vedere i suoni e toccarne le emozioni,fino a che non fosse entrato nel flusso. Sentirsi cittadino. Partì. Cambiò. Cazzo se lo fece. Si reinventò . Nessuno gli avrebbe mai potuto dire che era quella la strada giusta o sbagliata. Non c’è mai una sola via, anzi, molto spesso sbagliare strada è l’unica strada da percorrere. Insegna a sapersi orientare, a non perdersi.
Barçelona. Spagna: Il tempo è soleggiato, ma era prevista nuvolosità sparsa con qualche stronzo di troppo. Entrare nella sagrada familia dopo un acido è un’esperienza quasi mistica. Ti senti umilissimo dinanzi a quel reale castello di sabbia; devi farti risucchiare,anzi inghiottire da quell’espressione di genialità umana. Il gioco di luci,il brusìo dei turisti. Era li che lui la vide o forse la immaginò; da come si muoveva capì subito che non era catalana. Aveva lunghi capelli di neri,di seta, ed uno sguardo deciso, aggressivo; era l’unica che fronteggiava testa a testa quella meraviglia architettonica. Lui era poco presentabile. Troppo sballato per poterla avvicinare,troppo fatto per poterle parlare e quindi decise,in piena opposizione allo spirito che muoveva il suo nuovo essere, di osservarla da lontano. Si focalizzò su ciò che lei fotografava. Con stupore vide che il monumento non era il soggetto dell’interesse della donna. Lei,camaleontica, si mimetizzava nella città,imboccando i vicoletti,entrando in negozi semplicissimi, non quelli per turisti. Capì che lei, faceva ciò che fanno coloro che la città la vivono giorno dopo giorno,anno dopo anno. Era come gli avessero mostrato una delle strade percorribili. E lui la scelse; era così che da subito andava vissuta una nuova città.
Berlino. Germania: Sole con poca umidità; in serata previsti rovesci di biondone poco sobrie. Cristo santo un paradiso. Conobbe una comitiva di Stoccarda, a farsi un week end lungo in città. Si accorse subito dei suoi progressi catalani ed iniziò a notare un suo modo di fare,più aperto,più spinto. Era sempre se stesso, ma lo era in modo diverso,quasi come se riuscisse a rapportarsi in pochi istanti al suo interlocutore. In realtà erano più gli altri che si rapportavano a lui,ma era una cosa bellissima e nuova. Era risultato simpatico ai più. E alle più. Ebbe discreto successo con una di loro; gli andava bene e lui cacciava di continuo nuove giornate come quella,cercando di alzare l’asticella. Domani me ne faccio due diverse! Berlino è una città fantastica; sembra di essere in un film in bianco e nero, dove tutto profuma di birra spillata e dove tutti hanno l’obiettivo di stare bene. Tuttavia nel suo taccuino appuntò <Bionde> . Come per dire, <oltre alle more e alle rosse,ricredendomi, mi piacciono anche le bionde>. Dai capelli mi piace ricostruire la personalità; lo faccio di continuo. Sarà perché ai capelli ho detto addio tanto tempo fa, oppure perché oggi sono diventati la cosa più curata; sto divagando. La mia personificazione di Berlino è quella di un amico “figo”; di quelli che ti riempiono la serata, anche di quelle dove non sai dove andare o cosa fare. Pieno d’inventiva, mai troppo allegro da essere invadente,mai troppo sbruffone da volerlo pestare; lo puoi presentare agli amici e alla ragazza,portarlo ad una cena, ubriacartici o andare in uno strip club. Trascorrere l’ultima notte senza una camera,e quindi sotto la porta di Brandeburgo, abbracciati non ad una tettona, ma alla valigia che contiene quel poco di pulito che ti è rimasto; poter dire di essere stato a fissare il cielo sopra Berlino. Lasciarsi alle spalle Brandeburgo,passare per Londra,telefonare a una stronza da un telefono pubblico di Piccadilly circus e farsi riprendere col proprio telefonino da un tizio che cercava di venderti un cellulare; fumarsi una paglia sulla tower bridge Trascorrere la sera al MOS,per poi ripartire per Amsterdam; mangiarsi un funghetto con un’italiana mezza pazza,che parla 4 lingue e ne usa una come solo le francesi sanno fare; portarsela a letto e risvegliarsi in un imprecisato ostello,senza il cellulare (cazzo il video a piccadilly) e senza più contanti,;un livido sul costato e uno strano torpore al braccio destro. Rivestirsi e non ritrovare un calzino,trovare lavoro come lavapiatti,e spendersi tutto in alcol e fumo; prenotarsi un biglietto per Ginevra andare al gate, ma rendersi conto che la Svizzera è per i 60enni o per chi vuole rilassarsi ; scroccare un passaggio in auto ed arrivare a Marsiglia, dove quasi veneri il fetore del porto; assistere ad un inseguimento e al pestaggio di un ladro bianco da parte di un nero. Città truffaldina come poche. Vagare senza ragione, sbucare alla stazione e prendere un treno per Parigi.
Paris… Sapete quando una coppia è disattenta e lei resta incinta? Sapete la sensazione per un figlio non voluto? Di odio quasi; fin quando non nasce e da li,amarlo più di ogni altra cosa al mondo,dal primo istante, quella situazione per la quale puoi dire <stavolta non ho fallito e con lui non potrò più fallire> . Tacitamenti prometti di proteggerlo sempre; impieghi ogni energia,ogni idea,ogni momento. Questa è stata Parigi. Una città che è come una donna bellissima (la citè),eccitante (quartiere latino),provocante (torre Eiffel), sexy (pigalle), decisa (champs elysees ), una donna non da tutti (Montmartre) , una donna che si conquista di testa, una di quelle che nota certe cose,certi gesti; è una donna che ride quando sei brillante. E devi esserlo continuamente. E’ una donna che freme sotto le coperte (la metro), interessata ed interessante (Le marais). E’ umana. Ha l’ombelico. E’ gare du nord. Lì c’è l’essenza della razza umana. E’ come se tutte le nazioni confinassero tra loro,un 50 metri quadri di sottosuolo . E’ l’ombelico del mondo, fulcro del diverso,dove il difficile,diventa trovare due persone uguali. Proprio li, come un fulmine a ciel sereno la rivide. La dea, l’angelo che segnò la via stava fotografando quel punto di confine del mondo. Era una immagine che lo fece crescere,che lo arricchì
Tra la folla lei si perse, si mimetizzò nuovamente nel frenetico flusso del mondo,dopo quell’istante di immobilità. Quel secondo perso da tutti gli orologi del mondo,che sommati ad altri momenti come quello,fanno sentirti giovane,sempre. Lo stesso secondo,che se si fosse trascorso sul proprio divano,a casa,nell’apatia e la monotonia di un luogo conosciuto e vissuto, ti avrebbe invecchiato di un giorno; un giorno che ti logora,ti sfinisce,ti rende prevedibile. E a fanculo quelle cazzate del tipo attimo con l’anima gemella. È una stronzata; la gente si adagia, piace il comodo, piace trovare scuse per non fare; La vostra cazzo di anima gemella,anziché starsene col culo sul divano,potrebbe cercare quei momenti con voi. E viceversa. Questa è la persona che almeno io vorrei incontrare; è facile la comodità della routine, più difficile è fare le cose che veramente si vogliono fare. Stare insieme a qualcuno vuol dire andare alla ricerca di attimi unici da condividere.
Edimburgo. Scozia : Pioggia,freddo e banchi di alcol. Io mi bevo una cosa e mi tolgo la camicia,guardando verso quel paesaggio impressionista mentre mi gelo il culo; con la camicia non sarebbe stato lo stesso ed è la mia risposta alla vostra domanda :” perché s’è tolto la camicia?”; non m’ha retto di mettermi il kilt senza mutande. Il farsi pizzicare dalla pioggia anglosassone,che ti colpisce la pelle,mai nello stesso punto,è’ la più pura forma di agopuntura; ed è qui! Nel vecchio continente,in un luogo fantastico,immerso nel verde,dove il clima deve essere per forza ostile ai più,perché devi pagare un prezzo alla natura stessa per poterlo ammirare. Non c’è il tetto di casa tua; sono quei nuvoloni bui e minacciosi ad essere il soffitto,un soffitto sconosciuto. Paura di molti,obiettivo di alcuni
Dublino. Cazzo il tempo a Dublino. Un detto irlandese recita : “il tempo è brutto? Aspettate un quarto d’ora…” Bere con un ubriacone,vestito da boscaiolo; col torace di una quercia. 200cmx120 kg, su Ryanair deve prendere due posti. Costui ti abbraccia e ti stringe tra le sue mastodontiche braccia. Girovagare per i quartieri,col braccio destro di questo omone attorcigliato al collo,come un pitone; e sentirsi “protetti”,al sicuro,come una cazzo di star hollywoodiana col suo bodyguard. Scolarsi litri e litri di guinness,non potendo mai rifiutarne una; già i nostri cugini isolani,sono parecchio sensibili sulla birra. E bere fino a dimenticarsi tutte le stronzate dette quella sera, le figure di merda fatte negli angoli bui della città,cercati per vomitare. Tornare ad avere 18 anni, ubriacandosi fino a stare male; passare la serata in un pub, tutto libero,sport in tv, bicchieri a volontà,bestemmiando verso l’arbitro,ridendo degli errori di un milionario coglione che prendi a calci un palla di cuoio. Continuare la serata a parlare di donne e di bizzarre idee su come rimorchiarle e poi scoparle. Arrivare allo stadio della “confessione” agli amici, su come le donne ti piacciono più in carne che scheletriche, su come detesti quei culi secchi in cui non c’è niente da afferrare quando lei ti salta addosso; puntare il dito e giudicare l’amico che non si espone manco a pagarlo,che non ammette la sua passione per quelle con la puzza sotto al naso; parlare dei momenti imbarazzanti e di come la prima volta ti sei messo il profilattico al contrario e di come ti abbia dovuto “aiutare” ma Maryjane di turno. Una serata tra amici col fallo,per voler essere espliciti,di quelle dove per una volta non ti lamenti per non averla trascorsa tra lisce e focose gambe femminili. Fanculo una volta ogni tanti ci vuole; per inseguire il traguardo chiamato donna ci sarà anche domani.
Stoccolma,Svezia: Fa una cazzo di freddo e io non ho gli indumenti giusti. Le strade sembrano la hall dell’Hilton di via Veneto; le bici sono le nostre autovetture ma hanno la precedenza sui pedoni. Bike is the future!!! Esattamente 32 ore a Stoccolma,poi si riparte
I taxi e le cabine del telefono: Londra; La HB e i crauti:Monaco; La pizza e il caffè:Napoli; Le rovine di una guerra recente:Sarajevo; I prati e le colline verdi:Dublino; 5th avenue e time square:New York; Il km 0 puerta del sol: Madrid; Piazza degli eroi e le ungheresi: Budapest; Campo de’ fiori: Roma; cazzo volevo una bottiglietta d’acqua delle cascate del Niagara. A. dovevi portarmela cazzo!!!!!
Dovunque l’onda degli eventi ci porti,lasciamoci trasportare,consapevoli che a volte ci infrangeremo sugli scogli; vivere nuovi luoghi,lontani dalle nostre certezza,perché li creiamo le nostre,senza doverci più appoggiare a nessuno, abbandonando gli innumerevoli bastoni che ci sorreggono,imparando a camminare e a correre da soli; diventare cittadini di tutte le città. Raccontare,ridere,piangere, incazzarsi,scopare; farsi nuovi amici e nuove conoscenza,bilanciandole e attribuirle valore e prezzo; confrontarsi con il diverso e farlo in qualche modo proprio. Fare ciò che ci sentiamo di fare, con la soddisfazione di riuscirci da soli

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